Michel Fabrizio

Il telefono squilla mentre sono in cucina a frullare ogni tipo di frutta e verdura per Sofia. E’ Giulio Golia che mi vuole informare di una cosa “C’è un pilota di moto, un pilota di superbike, che vorrebbe fare una cosa carina per la Sofi. Si chiama Michel Fabrizio. Non lo conosci? Ma te segui le moto? E’ uno che va forte, chiamalo”.

Attacco il telefono. In quel periodo Sofia aspettava il verdetto del tribunale di Livorno per il diritto o meno al prosieguo delle cure compassionevoli negli Spedali Civili di Brescia. Non smetto di frullare mele e carote. Ci penso su, alle parole di Giulio “vorrebbe fare una cosa carina per la Sofi”. Ci penso e mi viene da commentare che chiunque voglia fare “qualcosa di carino” per mia figlia merita gratitudine, stima e soprattutto di essere richiamato al più presto.

“Pronto Michel Fabrizio? Sono la mamma di Sofia”. Mi risponde una voce giovanissima, pulita e buona come il bucato candido di nonna quando lo stendeva al sole. Mi dice che gli dispiace per la mia bambina. Gli dispiace tanto, così tanto che vorrebbe fare qualcosa. E a questo qualcosa ci ha pensato e ripensato fino a che non gli è venuto in mente che poteva personalizzare il suo casco da corsa con l’immagine stilizzata di Sofia. Magari poi, se a me e Guido non dispiaceva, avrebbe pure potuto indossarlo nelle ultime gare della stagione.

Neppure questo però gli era sembrato abbastanza. Aveva pensato anche a farne realizzare quattro di questi caschi: il primo, il più importante, l’avrebbe indossato per correre. E quello sarebbe stato di Sofia, sarebbe venuto apposta a Firenze da Roma per consegnarglielo. Gli altri tre li avrebbe messi all’asta, e l’incasso lo avrebbe devoluto a Sofia, a o a chiunque avessimo desiderato.

Ascoltavo le sue parole limpide, senza dubbi né macchie, come la sua voce. Le frasi semplici e corte ad esprimere concetti che non potevano essere diversi da com’erano: certezza nei confronti del diritto alla vita e alla dignità di un malato piccolo come Sofia, così piccolo e così malato da non potersi neanche difendere a parole, contro l’orrore della malattia (e della sanità assenteista che in quel periodo tentava pure di ostacolare la continuità terapeutica alle cure compassionevoli per nostra figlia).

Attaccai e corsi a chiamare Guido. Gli dissi vai a vedere online chi è Michel Fabrizio perché ci ho appena parlato e ho scoperto che vuole fare “una cosa carina per Sofia”… sulla schermata appaiono valanghe di foto e notizie dal mondo del motociclismo. Ha ragione Giulio, Michel è uno che va forte. Lo guardiamo in volto: Michel è uguale alla sua voce, è pulito, senza macchia. E’ giovane, trent’anni appena, ha già una moglie, Deborah, e due bambini, Nicolas e Micol.

Un mese dopo sono tutti e quattro a casa nostra, a Firenze. Gli offriamo un ghiacciolo, ricambiano con un casco magnifico che riporta il fumetto di Sofia e la scritta “Hope and fight for your future”.
Ecco, Michel e Deborah sono rimasti a fianco di Sofia e di tutti gli altri bambini malati, in questi mesi di lotta e in quelli a venire. Sperando e combattendo per il futuro.